07/11/2017

Breve storia dell'Omeopatia

L’Omeopatia è la più conosciuta tra le medicine non convenzionali e sono negli ultimi anni in aumento le persone che si affidano a questa scienza, che propone un tipo di cura che guarda la totalità della persona e non solo la malattia in sé, a differenza di quanto fa la Medicina Allopatica.

L’Omeopatia non è però una scienza nata nei tempi moderni, ma anzi i suoi natali vengono collocati nel XIX ad opera di Christian Samuel Friedrich Hahnemann. Anche se, per andare ancora più indietro nelle origini di tale medicina non convenzionale, ne si potrebbe attribuire la paternalità ad Ippocrate, collocando quindi la nasicita dell’Omeopatia tra 450 a.C. e 400 a.C.
L’Omeopatia è un metodo terapeutico basato sulla somministrazione di dosi molto basse di sostanze capaci di provocare nell’uomo sano delle manifestazioni simili ai sintomi che manifesta il malato e si fonda su alcuni principi fondamentali, che devono essere applicati tutti insieme: la legge di similitudine; sperimentazione sul soggetto sano; rimedi potentizzati (diluiti e dinamizzati); forza vitale o dinamismo energetico; natura morborum medicatrix; dose minima; individualizzazione del paziente; individualizzazione del rimedio; concetto di malattia cronica e criteri di Hering per valutare effetti a lungo termine nel trattamento delle malattie croniche.
Un elemento cardine della scienza omeopatica è costituito dalla legge di Hering, che è importantissima per l’Omeopatia perché segnala se la cura sta procedendo nella direzione giusta e quanto tempo ci vorrà per la guarigione. Questa legge è espressa da 4 principi:
1. la malattia progredisce dall’esterno all’interno, mentre quando è curata guarisce dall’interno all’esterno: ci dice che la malattia ha sempre direzione centripeta (verso l’interno), mentre la guarigione ha sempre direzione centrifuga (verso l’esterno);
2. la guarigione dovrà verificarsi dall’alto verso il basso: la vera guarigione partirà quindi dal piano psicologico-mentale per arrivare al piano fisico-corporeo (ad esempio sparirà prima uno stato d’ansia di una gastrite);
3. la guarigione dovrà iniziare dagli organi più importanti e proseguire in quelli di importanza minore;
4. la guarigione avviene in ordine inverso alla comparsa dei sintomi (la cura omeopatica farà “tornare alla luce” vecchi sintomi soppressi e scomparsi in passato).
Il medicinale omeopatico è un composto ottenuto attraverso un processo di diluizione e dinamizzazione. La diluizione permette di aumentare l’efficacia del principio attivo. Con il processo di dinamizzazione, infine, il medicinale omeopatico viene agitato dopo ogni diluizione, potenziando così la sua azione terapeutica. Le materie prime utilizzate per la preparazione dei rimedi omeopatici provengono dal mondo vegetale, animale e minerale.
Esistono due tipologie di medicinali omeopatici: il medicinale omeopatico unitario e il medicinale omeopatico complesso
Il primo contiene un’unica sostanza diluita e dinamizzata che è in grado di coprire da sola la totalità dei sintomi del paziente. Il secondo è costituito dall’unione di più sostanze che unite svolgono un’azione sinergica nei confronti di una patologia. Generalmente questo tipo di medicinale contiene diluizioni basse e si usa nel trattamento delle malattie acute e non di quelle croniche. E’ ottimo come coadiuvante dell’azione del medicinale omeopatico unico.
Tra le medicine non convenzionali basate sull’utilizzo di rimedi ottenuti tramite sostanze naturali o animali, si può dire che l’Omeopatia sia una tra le più efficaci, nonché ormai diffuse, grazie al riscontro positivo di quei pazienti che, facendone uso, ne hanno tratto giovamento.